Recensione: “L’altro piano” – Un thriller/denuncia

Recensione: "L’altro piano" - Un thriller/denunciaL’altro piano
di Antonio Facchiano
Graus Edizioni

“I romanzi sono pieni di storie finte che ci piacerebbe fossero vere e la realtà è piena di storie vere che ci piacerebbe fossero finte”

È questa l’amara constatazione che troviamo nella terzultima pagina del romanzo di Andrea Facchiano, intitolato “L’altro piano”.
A pronunciarla è Filippo, il protagonista, intorno al quale si sono abbattute terribili sciagure, come l’uccisione della moglie e il rapimento del figlio durante un viaggio in Africa.
Con l’aiuto di varie organizzazioni, lui si dedica anima e corpo agli aiuti umanitari destinati a un immaginario paese africano, mettendosi in gioco in prima persona per contrastare lo sfruttamento dei bambini da parte della malavita locale, che, in combutta con quella internazionale, guadagna cifre stratosferiche facendoli sparire per espiantarne gli organi e poi rivenderli a chi ne fa richiesta.

Questo romanzo di Antonio Facchiano riesce a coinvolgere emotivamente il lettore, inducendolo a riflettere sulle terribili problematiche descritte e, dall’inizio alla fine, produce l’effetto di cui parla Kafka a proposito della funzione che deve avere un libro, il quale dev’essere “come un’ascia che spezza il mare ghiacciato che è dentro di noi”.

L’autore, nei ringraziamenti finali, dice che lo scopo del suo libro è quello di dare una speranza, perché “volontà diverse, orchestrate in un coro unico, rendono possibile l’impossibile” ed è proprio questo il messaggio di fondo che possiamo trarre dalla lettura di questo romanzo: mai perdere la speranza, anche quando sembra che tutto giri contro di noi. Infatti, leggendo le avventure, i pensieri e i desideri dei personaggi coinvolti, ci immedesimiamo in loro, soffrendo per i disagi affrontati e rallegrandoci se le cose vanno a buon fine.“

“Nessuno è davvero fino in fondo padrone del proprio destino, e allo stesso modo nessuno è davvero responsabile fino in fondo delle proprie colpe”, è uno degli aforismi presenti nel romanzo da cui trarre spunto nei momenti difficili.

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