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CuriosArte: I misteri del Duomo di Grosseto. Lo strano caso del cavallo sconcio.

CuriosArte: I misteri del Duomo di Grosseto. Lo strano caso del cavallo sconcio.

Questa storia – del tutto vera, giuro – ha avuto inizio tanto tempo fa, mentre aspettavo in piazza Dante un’amica che era in ritardo; pioveva e dall’ombrello bucato e strappato da una folata di vento, passava qualche goccia gelata e il bianco delle nuvole.
Alzai lo sguardo per controllare l’ampiezza dello strappo… fu allora che incrociai il suo sorriso beffardo e con stupore notai il gesto sconcio e irriverente che mi rivolgeva.
Malandrino di un cavallo!

Mi venne da pensare a tutte le persone intorno, sgambettavano a testa bassa verso casa, nessuno sembrava essersi accorto mai di quel cavallo sconcio.
“C’è vento oggi”. Lì per lì mi spaventai, era la mia amica che finalmente arrivava a passo svelto. Guardai negli occhi il cavallo e gli sorrisi salutandolo col pensiero: “alla prossima”!
Lui mi guardava diabolico e distante.

Mi incamminai verso i portici che orlano la piazza, lasciandomi alle spalle il Duomo di Grosseto.

Fu grazie a Innocenzo II e alla sua bolla dal 9 Aprile 1138, che le dignità episcopali dalla chiesa di Roselle furono trasferite a Grosseto, che allora si potè dire “città”. 50 anni dopo Clemente III dava alla Chiesa grossetana grandissimi privilegi, in virtù dei quali si posero nel 1190 le fondamenta del Duomo.
L’allora Vescovo Gualtieri infatti, ricevette tanta abbondanza di beni, di diritti, e di decime da poter con sicurezza iniziare il grande lavoro con la speranza di vederlo presto compiuto.

Avevo fatto delle ricerche… Il gestaccio del cavallo aveva stimolato la mia curiosità. Il suo collega, il cavallino a mezzo busto posto alla sua destra, si ergeva fiero con le zampe impegnate in un bel trotto. Lui invece toccava con lo zoccolo destro il “gomito” dell’altra zampa, in un movimento disarticolato e strambo per un cavallo, che ricordava molto da vicino un comunissimo gesto sconcio. In più, in bella mostra il suo muso, si apriva su una fila di poderosi denti, disegnando un sorriso beffardo e derisorio.

“Finestrone archiacuto delimitato ai lati da esili colonnine poggianti su cavalli. Nelle losanghe negli squarci belle testine si affacciano da formelle quadrilobate. Dalla base del timpano ornato da motivi vegetali fuoriescono due cani correnti.”
Questa la descrizione della seconda bifora inserita sulla facciata meridionale del Duomo. Il progetto fu di un certo Sozzo Rustichini, (mai nome mi sembrò più adatto paragonandolo al ghigno ambiguo del cavallo).

Questo lato della cattedrale aveva una precisa funzione nella scenografia prevista per la grande piazza del comune e dunque la sua progettazione mirò a farne una vera e propria seconda facciata. Infatti finestre e portale furono ornati da microsculture, rappresentanti soggetti animali e vegetali o figure umane dalle più svariate espressioni, assieme alla statua di San Lorenzo, inserita in una nicchia fra le bifore e il portale.

Queste decorazioni scultoree gotiche sono la testimonianza dell’intensa attività di maestranze senesi e fanno parte del complesso delle decorazioni originali di questo lato del Duomo.
Il cavallo “sconcio” era sicuramente opera di qualche salace maestro scalpellino, uno di quei portentosi artigiani della pietra, entrati a far parte delle varie gilde e corporazioni delle arti e dei mestieri. A questi artisti venivano commissionati bassorilievi e rifiniture di case e palazzi. Purtroppo, non essendo considerati dei veri artisti, il nome di questi scalpellini si è perso nella storia, anche di coloro che hanno lavorato alle opere più importanti.

Era un lavoro duro, anche solo per la pesante e poco collaborativa materia prima. Lo scalpellino lavorava per ore la pietra, spesso in posizioni scomode o poco sicure che gli assicuravano come minimo il mal di schiena. Godeva di contro di grande libertà espressiva, e poteva dare la propria personale interpretazione alle indicazioni ricevute col progetto.

Che passava mai per la testa allo scalpellino del cavallo sconcio? Probabilmente non lo sapremo mai.

Ogni volta che mi ritrovo a passare sotto la bifora, rivolgo uno sguardo e un sorriso al buffo cavallo, e se sono in compagnia non posso fare a meno di chiedere: “ma tu l’hai mai notato il cavallo sconcio?”.

Foto di Luca Ceccarelli.

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