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CuriosArte: La Pietà, il folle e il dente in più di Cristo…

CuriosArte: La Pietà, il folle e il dente in più di Cristo...Il 21 maggio del 1972, durante la Pentecoste, riuscendo ad eludere la sicurezza, il geologo australiano László Tóth, armato di martello, si scagliò con violenza sulla Pietà di Michelangelo, colpendola per ben 15 volte. Tutto avvenne in pochi secondi mentre l’uomo urlava: “I am Jesus Christ, risen from the dead!” (Io sono Gesù Cristo, risorto dalla morte!).

Quei pochi secondi bastarono per danneggiare gravemente l’opera, si staccarono da essa oltre 50 frammenti. La Vergine presentava i danni maggiori: il braccio spaccato, il naso quasi totalmente distrutto, le palpebre frantumate, come pure il gomito frantumato.
Papa Paolo VI, con queste parole: “Il fumo di Satana è entrato nelle sale dei sacri palazzi”, descrisse il gesto come l’assedio del Male alla chiesa cattolica, un presagio di sventura per le sorti della Chiesa.

Il restauro venne avviato immediatamente, fu deciso un restauro integrale. Si concluse, infatti, che anche la più piccola lesione nella perfezione splendente della Pietà di Michelangelo Buonarroti sarebbe stata intollerabile. Il primo passo era recuperare tutti i frammenti dell’opera.

Alcuni di questi frammenti rientrarono in Italia mesi dopo dagli Stati Uniti, accompagnati da una lettera di scuse, poichè un cittadino americano in vacanza in Italia quel giorno li aveva prelevati come Souvenir e “ricordo” dell’evento.

Il restauro durò 9 mesi. Grazie ai numerosi calchi esistenti dell’opera fu possibile reintegrare le lacune in maniera fedele, senza alcuna interpretazione o modifica.

E l’autore dell folle gesto? Quale fu la sua sorte?
Dopo lunghi processi si riconobbe al geologo l’infermità mentale. Fu detenuto in un manicomio italiano sino al 9 febbraio del 1975, successivamente fu rimpatriato in Australia dove non subì alcuna restrizione alla sua libertà.

Già nel ‘700 c’era stato un danno alla mano destra della Vergine, non ci sono molti dettagli in merito. Furono rotte quattro dita di Maria. Ci penserà Giuseppe Lirioni nel 1736 a restaurare l’opera. Ma il lavoro non risultò perfetto.

La Pietà vaticana è l’unica opera che Michelangelo abbia mai firmato. C’è un episodio piuttosto fantasioso riportato dal Vasari nel suo Le vite, in cui si racconta il perchè di questa firma, incisa su una fascia trasversale sopra il petto della Vergine. Alcuni gentiluomini lombardi stavano ammirando la bellezza della statua della Pietà e, dopo averne tessuto le lodi, cercarono di identificarne l’autore. Alla fine si convinsero che fosse opera di un loro conterraneo, il Gobbo di Milano. Michelangelo, che aveva ascoltato la discussione, si nascose nella chiesa e di notte intagliò il suo nome sulla statua.

La statua della Pietà ha un’altra particolarità, più difficile da notare: il Cristo ha un dente in più, un quinto incisivo. Questo dente è soprannominato “il dente del peccato” e nelle opere di altri artisti rinascimentali è prerogativa di personaggi negativi. Il Cristo della Pietà, invece, dovrebbe esserne stato dotato perché, con la sua morte, prende su di sé tutti i peccati del mondo.

Il compito del Cristo era quello di stare nelle cose, anche quelle “sporche e imperfette”, del mondo. In modo che, ammalandosi di mondo, potesse capire come portare la guarigione.
La bellezza dell’opera di Michelangelo desta compassione, stupore, sconcerto, ma più che di un reale dolore terreno, sono messi in scena uno sbalordimento, un mutismo e un’immobilità dovuti alla presa di coscienza della volontà divina da cui non si può sfuggire ma che non è ancora del tutto compresa.

Come incomprensibile resta il gesto compiuto dal geologo australiano…

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